Quest’anno il mese Mariano ci trova nel pieno del confronto con la sfida più grande della nostra generazione, la peggiore degli ultimi 50 anni: tutto il mondo da mesi è “sotto assedio” a causa della pandemia da Coronavirus.

Abbiamo dovuto prendere coscienza della nostra estrema fragilità e che i beni materiali, seppure utili e necessari, non ci salvano la vita e non bastano a darle senso. La paura del contagio ci ha allontanato gli uni dagli altri e ci ha costretti in casa a cercare di capire, in questo tempo sospeso, il senso del cambiamento in atto.

Il Messia umiliato, perseguitato e ucciso, si è presentato ancora a noi, nella Pasqua da poco trascorsa, come il fratello di ogni uomo sofferente e oppresso in ogni angolo di questa Terra così maltrattata e sfruttata, trasformando la Sua sconfitta in vittoria, la Sua morte in nascita: più che mai la Sua è stata una Pasqua di morte e Risurrezione.

Fonti di questa certezza i missionari salesiani hanno accettato anche questa sfida, andando incontro con fiducia e piena disponibilità ad ogni richiesta di aiuto, sostenendo i bisognosi e i sofferenti nel corpo e nello spirito.

In ogni parte del mondo, ai progetti educativi, di sviluppo agricolo e sanitario, sono state affiancate attività a sostegno della popolazione più vulnerabile a causa dell’emergenza Coronavirus: i salesiani e i loro collaboratori hanno iniziato a produrre autonomamente mascherine, hanno messo a disposizione le proprie strutture per la quarantena, hanno fornito pasti e kit alimentari, promuovendo le misure necessarie per contenere il contagio.

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