Mozambico(ANS – Maputo) – Più passano i giorni più chiaramente si capisce che il passaggio del ciclone Idai su Mozambico, Zimbabwe e Malawi ha avuto gli effetti di un’ecatombe. Il bilancio delle vittime nei tre Paesi africani, al momento ancora provvisorio, sfiora gli 800 morti, di cui più della metà in Mozambico. E intanto preoccupa anche il rischio di diffusione del colera, di cui si sono già registrati i primi casi.


Don Luiz Gonzaga Piccoli, salesiano brasiliano e Consigliere della Visitatoria del Mozambico, è stato in questi giorni nelle Province centro-settentrionali del Paese. Su Facebook ha voluto rassicurare gli amici del Brasile sulla sua condizione, ma ha anche raccontato la tragica realtà che ha intravisto nel suo percorso: “La mia Provincia è stata la prima ad essere colpita (già alcuni giorni prima del passaggio del ciclone, NdR) dalla rottura delle barriere delle dighe, dalle forti piogge in una vasta regione e dallo straripamento dei fiumi. Le più colpite sono state le popolazioni delle rive del fiume, che vivono un rischio permanente ogni anno” “Molto peggio è stato dieci giorni dopo, con il ciclone, annunciato da molto tempo da radio e TV, che ha sconvolto la Provincia di Sofala e il suo capoluogo, Beira. Nulla è stato risparmiato dal ciclone: gli ospedali, le scuole, la cattedrale, tutte le grandi chiese, la casa vescovile, il centro governativo, le università, un enorme centro di formazione per dirigenti e catechisti, gli edifici di servizio pubblico, le reti idriche, elettriche, le strade, i ponti, le case della gente… Beira, dovrà essere completamente ricostruita!”. E pensare che questa città del Mozambico, di 500 mila abitanti, si era dotata di un sistema di canali per mettersi al riparo dagli effetti del cambiamento climatico, un progetto finanziato dalla Banca Mondiale: il sistema ha funzionato contro le alluvioni di due mesi fa, ma non ha retto alla furia di Idai. “Questo ciclone ha spazzato via tutto quello che abbiamo costruito in più di 100 anni” ha commentato con amarezza il sindaco-ingegnere, Daviz Simango. Preoccupa anche la condizione dei minori, perché sono molti quelli rimasti da soli a causa della morte dei genitori o perché sono rimasti separati dalle famiglie mentre cercavano rifugio. Secondo l’UNICEF, oltre la metà delle persone colpite dal ciclone sono minori: un milione di bambini colpita da Idai su un totale di un milione e 800mila persone coinvolte, ma i numeri sono ancora provvisori, perché ci sono interi distretti ancora sommersi dall’acqua. La tragedia di Beira tocca l’intero Paese, perché attraverso il suo porto la città riforniva di merci tutto il Mozambico centro-settentrionale. “I prezzi sono già saliti e certamente non scenderanno più! Sono stato molto colpito da tutto questo; pur non essendo stato al centro del ciclone, vivo in mezzo a questa gente, che era già era povera e ora ha subito anche questo, e i casi di colera sono già iniziati…” “Io e la mia comunità – conclude don Piccoli – non siamo sopravvissuti, semplicemente siamo stati risparmiati. Che Dio ci aiuti per continuare ad aiutare la popolazione disastrata, per quanto possiamo”.

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