Le cicatrici impresse sulla pelle dei bambini soldato che sopravvivono alla guerra, non sono forse meno indelebili di quelle impresse nelle loro menti. Le cicatrici fisiche prendono le forme delle mutilazioni, della denutrizione, delle malattie della pelle, delle patologie dell’apparato respiratorio e dell’AIDS.
Ma le cicratici che lasciano profondi solchi nelle loro menti, prendono le forme di incubi ricorrenti e del panico di chi è stato addestrato al paridgma della guerra sotto l’egida dell’irrazionalità.
Pensiamo a
Valzer con Bashir, il film di Ari Folman in cui il protagonista, un ex soldato, cerca di riprendersi la giovinezza, la memoria, la sofferenza della guerra in Libano, chiedendo aiuto alla psicanalisi, andando alla ricerca dei suoi ex commilitoni dimenticati, che pur riluttanti, sono tornati per lui a ricordare gli incubi sepolti.
Come possono dunque, i bambini soldato, riprendersi la loro infanzia negata?
Molto difficilmente parlano delle atrocità a cui hanno assistito o di cui sono stati artefici: in diversi centri di recupero si è soliti far parlare i ragazzi del vissuto attraverso disegni o addirittura facendo riprodurre loro, con l’uso di armi giocattolo, le situazioni di guerriglia vissute.
L'uso massiccio dei bambini-soldato è dovuto alla facilità con cui questi possono essere manipolati e con cui imparano a maneggiare armi leggere e letali. Reclutati negli eserciti regolari e irregolari, utilizzati nelle formazioni della guerriglia, drogati e sottoposti ad allucinogeni per trattenerli contro la loro volontà, questi bambini profondamente feriti nell'animo tentano disperatamente di cambiare vita, tornare a scuola, nella società civile, in una famiglia. Tentano di ritornare alla vita.
Le ragazze poi, sono ancora più vulnerabili: dopo essere state nell’esercito, a causa delle numerose violenze sessuali subite dai combattenti, vengono etichettate dalla propria comunità come
mogli dei combattenti e, riuscendo molto difficilmente a trovare marito, finiscono solitamente col diventare prostitute.
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